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Diritto assegnazione alloggio progetto C.A.S.E.
Nel Consiglio Comunale è stata discussa una mozione relativa alla problematica che sta sorgendo in relazione alla perdita del diritto all’assegnazione dell’alloggio del progetto C.A.S.E. per tutti coloro che, avendo partecipato al fabbisogno alloggiativo perché in zona rossa o in F (pericolo esterno), si ritrovano oggi, a seguito della eliminazione della zona rossa ovvero della eliminazione del pericolo esterno, con le proprie abitazioni classificate in A , B o C.
I consiglieri comunali hanno impegnato il Sindaco con un documento volto a definire modalità e tempi di perdita effettiva dei requisiti per beneficiare del progetto C.A.S.E. A sua volta il Sindaco, ribadendo che a decidere su questa materia è la Protezione Civile, ha rimandato il tutto all’ennesima ordinanza.
Mi sembra che, alla luce di quanto stabilito dai criteri per partecipare al fabbisogno alloggiativo, dall’ordinanza 3806, e di quanto stabilito dalle linee guida dello stesso Comune, non vi siano dubbi: coloro che non avevano e non hanno i requisiti previsti, non possono essere assegnatari dell’alloggio C.A.S.E. e si auspica che l’eventuale ordinanza vada in questa direzione.
Il vero problema è che le soluzioni alloggiative non sono sufficienti, per errori di valutazione che in questa sede non interessano. La Protezione Civile deve proteggere tutti coloro che ne hanno necessità ed il Comune deve tutelare tutti i suoi cittadini, senza andare contro le stesse norme che entrambi si sono dati per gestire il problema abitativo.
I criteri stabiliti da Protezione Civile e Comune sono chiari e non hanno bisogno di “cambiamenti” in corso d’opera.All’attualità già si è fuori dalle norme in quanto cittadini con casa A, B o C, sia proprietari che affittuari, hanno sottoscritto il comodato d’uso dell’alloggio al quale non avrebbero più diritto:è il caso di rimuovere una tale illegittimità che, al contrario, si vuole reiterare nel momento in cui si chiede che, a coloro già in un alloggio, si vadano ad aggiungere anche tutti coloro che, pur assegnatari, hanno case classificate B o C, invocando la garanzia di un tempo ragionevole per la perdita del requisito.
E’ alquanto bizzarro invocare una ragionevolezza in presenza di una violazione di norme: al contrario, Protezione Civile e Comune dovrebbero preoccuparsi di assicurare a tutti coloro che hanno l’abitazione principale in E e senza altre alternative, una sistemazione alloggiativa.
La questione sembra essere stata risolta dall’ordinanza n. 3827 del 27 novembre 2009, che all’articolo 13 statuisce che i nuclei familiari con abitazione principale classificata con esito B e C in zona rossa, come i nuclei con abitazioni E e F, mantengono il titolo a permanere negli alloggi del progetto C.A.S.E. anche se le loro abitazioni non risultano più comprese nella zona rossa.
Non a caso abbiamo usato il termine sembra: infatti, l’ordinanza non spiega il motivo per cui questo titolo permane; inoltre, abbiamo notizia che non a tutti, durante il colloquio, viene confermato il titolo all’assegnazione dell’alloggio e le notizie di questa mattina sulla stampa danno conto del malcontento di alcuni assegnatari.
I consiglieri comunali hanno impegnato il Sindaco con un documento volto a definire modalità e tempi di perdita effettiva dei requisiti per beneficiare del progetto C.A.S.E. A sua volta il Sindaco, ribadendo che a decidere su questa materia è la Protezione Civile, ha rimandato il tutto all’ennesima ordinanza.
Mi sembra che, alla luce di quanto stabilito dai criteri per partecipare al fabbisogno alloggiativo, dall’ordinanza 3806, e di quanto stabilito dalle linee guida dello stesso Comune, non vi siano dubbi: coloro che non avevano e non hanno i requisiti previsti, non possono essere assegnatari dell’alloggio C.A.S.E. e si auspica che l’eventuale ordinanza vada in questa direzione.
Il vero problema è che le soluzioni alloggiative non sono sufficienti, per errori di valutazione che in questa sede non interessano. La Protezione Civile deve proteggere tutti coloro che ne hanno necessità ed il Comune deve tutelare tutti i suoi cittadini, senza andare contro le stesse norme che entrambi si sono dati per gestire il problema abitativo.
I criteri stabiliti da Protezione Civile e Comune sono chiari e non hanno bisogno di “cambiamenti” in corso d’opera.All’attualità già si è fuori dalle norme in quanto cittadini con casa A, B o C, sia proprietari che affittuari, hanno sottoscritto il comodato d’uso dell’alloggio al quale non avrebbero più diritto:è il caso di rimuovere una tale illegittimità che, al contrario, si vuole reiterare nel momento in cui si chiede che, a coloro già in un alloggio, si vadano ad aggiungere anche tutti coloro che, pur assegnatari, hanno case classificate B o C, invocando la garanzia di un tempo ragionevole per la perdita del requisito.
E’ alquanto bizzarro invocare una ragionevolezza in presenza di una violazione di norme: al contrario, Protezione Civile e Comune dovrebbero preoccuparsi di assicurare a tutti coloro che hanno l’abitazione principale in E e senza altre alternative, una sistemazione alloggiativa.
La questione sembra essere stata risolta dall’ordinanza n. 3827 del 27 novembre 2009, che all’articolo 13 statuisce che i nuclei familiari con abitazione principale classificata con esito B e C in zona rossa, come i nuclei con abitazioni E e F, mantengono il titolo a permanere negli alloggi del progetto C.A.S.E. anche se le loro abitazioni non risultano più comprese nella zona rossa.
Non a caso abbiamo usato il termine sembra: infatti, l’ordinanza non spiega il motivo per cui questo titolo permane; inoltre, abbiamo notizia che non a tutti, durante il colloquio, viene confermato il titolo all’assegnazione dell’alloggio e le notizie di questa mattina sulla stampa danno conto del malcontento di alcuni assegnatari.
Voto provocatorio chiesto ai consiglieri sul decreto n39.
Voto dei consiglieri comunali in merito al decreto n.39
Durante l’intervento della conferenza dei comitati cittadini al Consiglio Comunale aperto del 17/07/2009 abbiamo consegnato in modo provocatorio delle schede fac-simile di votazione chiedendo ai consiglieri presenti di esprimersi sul decreto 39. Sentiamo la necessità di verificare come la pensano i nostri rappresentanti sul futuro del territorio.
Forza Italia
Franco Mucciante, consigliere (capogruppo). Contrario
Adriano Perrotti, consigliere. Astenuto
Enzo Lombardi, consigliere. Astenuto
Alleanza Nazionale
Vito Colonna, consigliere (capogruppo). Astenuto
Nicola Iovenitti, consigliere. Astenuto
Unione Democratici per l’EURopa
Giampaolo Arduini, consigliere (capogruppo). Contrario
Consigliere Straniero – Lista “Un Mondo per tutti”
Roland Vide, consigliere. Contrario
Movimento per le autonomie
Emanuele Imprudente, consigliere. Contrario
Luigi Di Luzio, consigliere (capogruppo). Astenuto
Marco Tiberio, consigliere. Assente
Democrazia Cristiana per le Autonomie
Roberto Tinari, consigliere (capogruppo). Astenuto
UDC
Maurizio Leopardi, consigliere. Astenuto
Angelo Corrado Sciomenta, consigliere. Assente
Impegno per L’Aquila
Franco-Maria Colonna, consigliere (capogruppo) Scheda nulla
Italia dei Valori
Angelo Mancini, consigliere (capogruppo). Contrario
Socialisti Riformisti
Giancarlo Vicini, consigliere (capogruppo). Astenuto
Gianni Padovani, consigliere. Contrario
L’Aquila Città Unita
Luigi Faccia consigliere (capogruppo). Contrario
Sinistra Democratica
Giustino Masciocco, consigliere (capogruppo). Contrario
Giuseppe Bernardi, consigliere. Contrario
Rifondazione Comunista
Enrico Perilli, consigliere (capogruppo). Contrario
Comunisti Italiani
Carlo Benedetti consigliere (capogruppo). Astenuto
Democrazia Cristiana
Giuseppe Ludovici, consigliere (capogruppo). Astenuto
Liberal Democratico
Alfonso Tiberi, consigliere. Astenuto
Enrico Verini, consigliere (capogruppo). Astenuto
La Destra
Luigi D’Eramo, consigliere (capogruppo). Contrario
Partito Democratico
Francesco Pistoia, consigliere. Astenuto
Angelo Orsini, consigliere. Contrario
Piero Di Piero, consigliere. Contrario
Francesco Valentini, consigliere. Astenuto
Antonello Bernardi, consigliere. Astenuto
Pietro Di Stefano, consigliere (capogruppo). Contrario
Antonella Santilli, consigliere. Astenuto
Maurizio Capri, consigliere. Contrario
Pierluigi Mancini, consigliere. Astenuto
Vincenzo Rivera, consigliere. Contrario
Vito Albano, consigliere. Contrario
Abruzzo Democratico
Pasquale Corriere, consigliere. Contrario
Adriano Durante, consigliere. Contrario
Gino Di Carlo, consigliere. Astenuto
Popolo delle Libertà
Pierluigi Tancredi,consigliere. Astenuto
Parte 2. Primo consiglio comunale.
Giovedì 23 aprile si è svolto il Consiglio Comunale, per la prima volta dopo il disastro e successivo al Consiglio dei Ministri. Bertolaso ha esposto, con piglio militare, le decisioni del Consiglio dei Ministri e, dopo aver ricevuto pieno consenso è andato via. Il sindaco nel suo ruolo invitava, giustamente, a non polemizzare, a lavorare tutti uniti, senza bandiere ed in comunione di intenti. Quindi ha parlato il Presidente della Provincia Stefania Pezzopane, ha detto quello che ognuno di noi sente dire dal compagno di tenda o dall'amico. Ha parlato il Presidente della Regione Chiodi e il sindaco annuiva con l'orecchio attaccato al cellulare. E' stata quindi la volta dei consiglieri, di coloro che portano la voce dei cittadini, di quelli che chiedono le cose pratiche, quelle che ci riguardano. Si chiedeva:
1) l'istituzione di un consiglio comunale permanente;
2) l'organizzazione di una macchina burocratica che lavora sul cartaceo per il censimento dei cittadini sfollati, persone che sarà difficilissimo rintracciare prima che le loro case vengano abbattute;
3) il controllo diretto della cittadinanza sulle demolizioni;
4) si chiedeva la messa in sicurezza veloce dei centri storici, prima che le condizioni atmosferiche e le continue scosse distruggessero il poco rimasto.
L’'intero consiglio comunale dopo l'intervento di Bertolaso che assicurava la presenza dei riflettori però, era stato disertato dagli assessori. Il Sindaco si è allontanato e tutti dietro quel tavolo erano andati via, restava solo Benedetti, Presidente del Consiglio, che, all'ennesimo reclamo per la mancanza del primo cittadino, ha detto " non so dove sia, cercatevelo voi, dichiaro sospeso il consiglio". L'unica cosa vera e tangibile del consesso è stata la scossa delle ore 17,10, magnitudo 4.1. quando la sala è ammutolita.
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