L'associazione persegue finalità di solidarietà sociale, civile e culturale, con l’obiettivo di informare e tutelare i cittadini delle zone incluse nel cratere sismico del 6-4-2009, per ottenere il pieno riconoscimento dei nostri diritti di procedere alla ricostruzione e riqualificazione partecipata delle zone danneggiate, secondo i criteri della massima trasparenza e della maggior efficacia, scongiurando il rischio di smembramento e dissoluzione socio-culturale delle popolazioni colpite.

TESTO INTEGRALE DELLO STATUTO

IL NUOVO SITO INFORMATIVO




ULTIMO AGGIORNAMENTO 10 Gennaio 2011



MANIFESTAZIONE DEL 29 settembre

DALLA NOSTRA TERRA NON ANDIAMO VIA

Indetta dai comitati riuniti.
Il documentario “il Terremoto nostro”, già presentato in anteprima nell’ambito dell’incontro esperienziale “Scenari dell’emergenza in Abruzzo: proposte e interventi per il futuro”, sarà messo on-line, alle ore 16:00 del 29 settembre a supporto della manifestazione che in quelle stesse ore si svolgerà all’Aquila.
Il video – realizzato dalla documentarista Federica Iannacci – è stato girato a luglio nella tendopoli di Collemaggio all’Aquila. In 35 minuti mostra uno spaccato della vita nella tendopoli, dalle attività alle relazioni umane, passando per le criticità della situazione e per la voglia di creatività come superamento del trauma, e racconta un’esperienza di psicoteatro. Esponenti del comitato cittadino ripercorrono la loro storia e rivendicano i loro diritti, spesso tenuti lontano dai riflettori e dalle pagine dei giornali.

PARTE LA REQUISIZIONE


ABRUZZO. Scatteranno dalla prossima settimana le requisizioni degli appartamenti sfitti nella provincia dell'Aquila per far fronte all'emergenza abitativa.


«Tutti quelli che avevano appartamenti e potevano metterli a disposizione della cittadinanza lo hanno fatto e per noi il tempo è scaduto», ha detto il prefetto. «Sabato- ha aggiunto - faremo un vertice e poi cominceremo con le requisizioni che riguarderanno piccoli numeri, grandi numeri e tutte le segnalazioni che in questi giorni abbiamo ricevuto di cittadini vessati da richieste moralmente deplorevoli».
Il prefetto ha annunciato un'azione decisa contro «tutti quelli che hanno proposto richieste esorbitanti in nero verranno inseriti nell'elenco delle requisizioni che verranno fatte anche qualora vi siano comportamenti dilatori e ostruzionistici perché noi accederemo comunque delle abitazioni anche senza il consenso degli interessati, notificando anche attraverso la forza pubblica e interverremo - ha detto ancora - perché noi crediamo che non c'é solo una questione di emergenza abitativa ma anche di morale e di etica dalla quale non bisogna mai sottrarci».
Il prefetto ha annunciato anche che chi ha mentito sarà denunciato.
«Il Sottosegretario Guido Bertolaso e' buonista, quando lui chiama errori quelli che il mio mestiere mi ha insegnato a chiamarli reati. Risponderanno penalmente coloro che nella compilazione del censimento hanno dato risposte non corrette e non conformi alla verita'».
«I censimenti - ha detto il Prefetto - li abbiamo fatti acquisendo le informazioni per mezzo degli operatori delle forze di polizia e su queste cose non si scherza. Posso capire - ha detto ancora - la vecchina che magari poverina non e' nella condizione di esprimere una indicazione corretta, ma mi rifiuto di pensare che cio' possa essere fatto da persone che lavorano nella pubblica amministrazione. Mi hanno insegnato - ha concluso Gabrielli - che si presume sempre la buona fede, per questo noi verificheremo e accerteremo e, qualora vi siano dichiarazioni mendaci, ho gia' dato disposizione alle forze di polizia di denunciare alla Procura della Repubblica chi le ha prodotte perche' ognuno deve fino in fondo assumersi le responsabilita'».

Assemblea tendopoli di Collemaggio


AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SILVIO BERLUSCONI
AL COMMISSARIO BERTOLASO
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE
AL SINDACO DEL COMUNE DI L’AQUILA

I sottoscritti cittadini del comune di L’Aquila,attualmente accolti nei campi di accoglienza, fanno presente di aver fatto questa scelta per non essere deportati e soprattutto per garantire una presenza vigile e fattiva nel processo di ricostruzione della nostra città.
A quasi sei mesi dalla data del sisma e dopo reiterati censimenti non riusciamo ancora ad avere un’organica visione delle questioni organizzative e quindi dello scenario nel quale delineare il nostro futuro.
Pensiamo che non possano essere fatte graduatorie ( magari sulla base di un censimento “aleatorio” fatto ad altro fine !) per l’assegnazione degli alloggi del Piano C.A.S.E. senza un Bando effettivo che espliciti punteggi e parametri.
Riteniamo inoltre che debbano immediatamente essere assunte decisioni per il rilancio economico del Comprensorio aquilano e per un conseguente ritorno di tutti i nostri concittadini “deportati”.

In tal senso vengono perciò a richiedere:
1) Il blocco della variante in ampliamento del Piano c.a.s.e. concentrando i fondi sulla soluzione case provvisorie (ricordiamo che con il costo a mq di un alloggio “ c.a.s.e.” se ne fanno tre provvisori e di buona qualità !!) ;
2) L’adozione di un Bando organico con relativi punteggi per l’assegnazione degli alloggi del Piano C.A.S.E.
3) Il blocco del processo di smantellamento delle tendopoli per avviare un processo concertato e condiviso con i cittadini dei Campi;
4) La requisizione di tutti gli alloggi invenduti agibili nel comune di L’Aquila;
5) La istallazione articolata di Moduli Abitativi Provvisori sulla base delle effettive esigenze espresse dagli stessi cittadini nel territorio.

Ritenendo vitale mantenere più gente possibile a L’Aquila o comunque nel nostro comune,
vi diffidiamo dall’intraprendere azioni tese a costringerci a fantomatici trasferimenti e in particolare chiediamo la trasformazione del Campo di Collemaggio in un Villaggio di moduli provvisori.
In tal senso,per le residenze, potrebbero essere utilizzate le gradonature di Parco di Sole mentre il Piazzale antistante la Basilica potrebbe essere riconvertito in una vera e propria Piazza per il commercio (magari con tipologie tecnologicamente e funzionalmente più organiche di quelle episodiche e disorganiche permesse lungo le poche strade della città !).

L’Aquila 17 settembre 2009

L'Aquila e la Manifestazione Nazionale per la Libertà di Informazione del 19 settembre.


L'Aquila grida
L'Aquila è coperta da una cortina di fumo mediatica.

La "politica del fare" adottata nell'aquilano dal Governo e dalla Protezione Civile dopo il terremoto del 6 aprile, richiede una precisa strategia mediatica che deve mostrare una facciata di efficientismo e perfezione.

Così il giornalismo che si sviluppa all'Aquila, fatte salve poche eccezioni, è embedded, come se si fosse in una zona di guerra.

Gli eventi di cronaca vengono documentati da giornalisti raggruppati in pool, accompagnati in loco per assistere alla rappresentazione di turno, poi riaccompagnati altrove
Nei campi di accoglienza è difficilissimo entrare per parlare con le persone: se si è autorizzati a farlo, si viene accompagnati da addetti della Protezione Civile e, a volte, dalle Forze dell'Ordine.
Ogni forma di negatività, di lamentela, viene rigorosamente ignorata e si cerca di farla passare sotto silenzio.

Gli slogan utilizzati da Governo e Protezione civile sono forti; la loro comunicazione si muove ad alti livelli.
Si scelgono come paradigmi i luoghi in cui ci sono fatti documentabili, si dimenticano volutamente i luoghi dove si è fatto poco o niente.

Allo stesso modo, l'uso dei termini è emblematico:
Ricostruzione, una falsità per mascherare la costruzione di nuovi edifici permanenti. Container, un termine volutamente negativo per dissuadere dalla richiesta dei moduli provvisori. Case, una promessa non mantenuta che fa dimenticare altri termini chiave, volutamente accantonati, come lavoro, tessuto sociale, scuola, zona franca.

Fuori dall'aquilano, a volte persino all'interno dell'aquilano, a causa di questa precisa strategia mediatica, si pensa che tutto vada bene. Ma non è così, e per dimostrarlo la libera informazione è indispensabile e va tutelata e incoraggiata.

Ecco perché riteniamo che L'Aquila sia, in questo momento, l'emblema del bavaglio all'informazione che è stato messo nel nostro Paese.
Ecco perché pensiamo che L'Aquila debba essere al centro della Manifestazione Nazionale per la Libertà di Informazione del 19 settembre.

I comitati cittadini

Gli sfollati della tendopoli del Globo: "Vogliamo rimanere nel nostro territorio"


L'Aquila 12 set 09 - L’assemblea si è aperta con un intervento di Sara-Vegni( comitato 3e32), che ha rimarcato che il famoso mese di Settembre è arrivato e che i nodi stanno venendo al pettine. Sara ha parlato dei fatti di Piazza d’Armi, delle 48 ore di preavviso sullo smantellamento del campo e sull’arbitrarietà e confusione che hanno caratterizzato l’assegnamento delle nuove destinazioni. Nel contesto di una resistenza allo spopolamento dell’Aquila, e del fatto che molta gente sta venendo mandata fuori dal comune, Sara ha sottolineato l’importanza della comunicazione e della necessità di fare fronte comune per evitare che ciò che è successo si ripeta al Globo.
A questo punto, un partecipante all’assemblea ha chiesto a gran voce, e con l’approvazione di molti altri, quali fossero le proposte concrete che i comitati erano venuti a portare all’assemblea. La risposta di Sara è stata: le soluzioni bisogna trovarle insieme, e i comitati in quanto tali non hanno le soluzioni in mano. Lo spopolamento va resistito, anche a costo di occupare le case sfitte.
La reazione dell’assemblea è stata di continuare a chiedere “proposte concrete”, e al contempo di denunciare la presunta “strumentalizzazione politica” che animerebbe l’azione dei comitati. “Voi venite qua a fare i maestrini e dirci cose che già sappiamo”, ha detto una signora, “che avete fatto fino ad ora” ha chiesto un altro, e “se voi foste gente seria avreste portato il sindaco”, ha aggiunto qualcun altro ancora.
Mentre la situazione degenerava, Ettore( comitato rete Aq ) è riuscito a prendere la parola e a fare due “proposte concrete”: richiedere un calendario preciso dei tempi di smantellamento del campo e di essere informati sulle destinazioni future con almeno due settimane di anticipo, in modo da avere il tempo da organizzarsi e eventualmente contestarle. Ettore ha anche proposto, in caso di assegnazioni fuori dal comune dell’Aquila, di richiedere moduli abitativi removibili. “Non ci si sposta dalla tendopoli finché non si trovano sistemazioni all’Aquila per tutti”, ha concluso Ettore, rimarcando l’importanza del coordinamento fra campi e di un’azione comune.
“Aspettiamo prima di muoverci, vediamo cosa succede” ha urlato qualcuno, accompagnato da un generale mormorio di fiducia per l’operato della Protezione Civile. Ettore ha ripetuto il riferimento all’esperienza di Piazza d’Armi, consigliando di non farsi trovare impreparati.
Roberto Aloisio ( comitato 3e32) ha rimarcato l’esigenza immediata di ufficializzare la volontà di restare all’Aquila attraverso un documento comune firmato da tutti gli abitanti dei campi da inviare al sindaco, alla Protezione Civile, alla regione, alle autorità, e alla stampa. “I problemi grandi devono essere in qualche modo risolti, quelli piccoli vengono semplicemente ignorati”, ha aggiunto Roberto, sottolineando come nel fronteggiare la Protezione Civile, i cittadini debbano agire in gruppo invece che farsi spezzettare, un po’ qua, un po’ là, e un altro po’ da qualche altra parte, non importa nemmeno dove.
“Perché non è stata fatta una politica per incentivare la riparazione delle case B?”, ha chiesto una signora dall’assemblea, aggiungendo che se ciò fosse avvenuto, per lei che ha una casa E forse adesso ci sarebbe un posto per rimanere all’Aquila. Al che Enrico ha proposto di occupare le case sfitte, tra le risate generali del pubblico e qualche timido cenno di approvazione.
Roberto Tinari ( comitato espropriati territori nordovest)
ha spiegato come la contestazione vada diretta non verso i volontari della Protezione Civile, ma verso la gestione dall’alto del Dipartimento Nazionale, e ha aggiunto che il piano C.A.S.E. andava integrato ad altre soluzioni per far fronte in modo completo all’esigenza abitativa.
Marco Mannetti ha sottolineato come a monte di tutta la gestione del dopo-terremoto ci siano state delle scelte strategiche di fondo sbagliate, e che la disgregazione sociale che ne è risultata abbia portato a decisioni prese dalle autorità senza alcuna partecipazione da parte dei cittadini, sottolineando la necessità di recuperare l’unità del tessuto sociale e della creazione di nuove strutture per permettere alla cittadinanza di fare riferimento a tecnici preparati e slegati dalle classi politiche.
A ciò è seguita una lite furibonda alquanto misteriosa.
Seguita a sua volta dall’esternazione abbastanza evidente di un certo “disagio”, per così dire, verso “quelli sulla costa”, che a quanto pare stanno benissimo, al mare, non gli manca niente.
Mannetti ha risposto che il terremoto è un’esperienza che colpisce tutti gli Aquilani, e che prendersela uno con l’altro distoglie dalle vere problematiche che la cittadinanza si trova ad affrontare. “Io sogno una manifestazione silenziosa a Piazza Duomo, senza striscioni e senza slogan politici, con lo scopo di dimostrare l’unità degli Aquilani, e la loro volontà comune di partecipare alle decisioni che determineranno il loro futuro”, ha continuato il Mannetti, aggiungendo come lo spostamento degli Aquilani al di fuori del comune abbia mantenuto le economie di Teramo e della costa, mentre L’Aquila corre il rischio di perdere attività importanti.
Cesidio, della comunità ’24 Luglio’, ha spiegato che il terremoto ha portato tutti a pensare ai propri problemi, e che quindi vi è un bisogno di rincominciare a pensare in termini di solidarietà comune, a prescindere dalle singole soluzioni che ognuno pensa siano più adatte per se e per la propria famiglia – bisogna trovare un fattore comune, e questo può essere la volontà di rimanere all’Aquila. Cesidio ha proposto di invitare il sindaco alla tendopoli del Globo, e di presentargli delle soluzioni condivise.
Ettore( rete Aq) ha sottolineato nuovamente la necessità di ufficializzare la volontà di rimanere all’Aquila attraverso un documento condiviso, mentre Fabio ha ricordato l’azione svolta dai comitati nell’offrire servizi alla cittadinanza, e ha posto tre domande riguardanti la ricostruzione. Assumendo che servono 12 miliardi per ricostruire L’Aquila, di cui solo 4 sono stati stanziati: gli altri 8 ci sono? Se ci sono, quando si inizia a ricostruire effettivamente la città? E perché per L’Aquila non è stata prevista la tassa di scopo? La risposta a questi interrogativi, ha aggiunto Fabio, deve essere trovata dagli Aquilani.
Piero de Santis ( comitato ARA) ha sottolineato nuovamente il bisogno di unità, e dell’evitare la creazione di una frattura tra quelli all’Aquila e quelli sulla costa. “Noi non ce l’abbiamo con quelli sulla costa”, ha risposto una signora, “ma con quelli che hanno creato questa divisione”. Applausi.
Piero ha continuato parlando della necessità di individuare immediatamente soluzioni abitative temporanee – in 45 giorni sarebbe possibile fare le case in legno.
Si è conclusa con la stesura di un documento per non essere spostati dal territorio.

DOCUMENTO

Siamo cittadini dell'Aquila che da mesi vivono nella tendopoli del “Globo”.
Da giorni sentiamo di un imminente smantellamento del nostro campo.
E' nostro diritto conoscere per tempo (almeno 15 giorni prima):
- La data di chiusura del campo
- La destinazione di ciascuno di noi (nome, cognome, sistemazione) e durata della sistemazione momentanea.
Sono informazioni minime necessarie per pianificare il nostro futuro a breve.

Affinchè la nostra terra e comunità possano rinascere, riteniamo che nessun cittadino debba essere costretto a trasferirsi in diverso territorio da quello di residenza.
Chiediamo misure concrete per il rilancio economico, come per esempio la zona franca, lo stanziamento immediato di fondi adeguati per la ricostruzione che tutt'ora è lentissima anche per gli edifici con lesioni meno gravi e inesistente nel centro storico.

AVVERTIAMO LE AUTORITA' COMPETENTI CHE NON PERMETTEREMO CHE NESSUN RESIDENTE DEL CAMPO VENGA TRASFERITO FUORI DAL TERRITORIO.
In questo tutto il campo è solidale e determinato

Chiediamo un incontro nel nostro campo con i rappresentanti delle istituzioni, a partire dal Sindaco, e con la Protezione civile.

Invitiamo tutti gli altri campi ad assumere la nostra stessa posizione ed a darci, all'occorrenza, reciproco mutuo soccorso.

Assemblea cittadina al "Globo"



Assemblea cittadina al Globo.

Il Prefetto: requisirò personalmente case con affitti cari.


L'Aquila, 13 set - Questa mattina nell'incontro tenuto nei locali di "VerdeAqua" tra l'associazione famiglie numerose ed il Prefetto Gabrielli questi, ad una nostra domanda diretta sulla requisizione delle case e sul problema "caro affitti" ha espressamente dichiarato che "qualora gli venga fatto presente di richieste esose sugli affitti da parte di costruttori o privati sarà lui in persona ad occuparsi della requisizione dell'immobile in oggetto e consegnarlo in fitto".
Questa per noi è una notizia incoraggiante. A noi, cittadini in difficoltà e senza casa tocca avere coraggio di chiedere ciò che è giusto, al Prefetto tocca mantenere la promessa.
I costruttori e i privati sciacalli sono avvisati.

"Cittadini per i cittadini".

Assemblee di Cittadini per i Cittadini


Cittadini per i Cittadini si riunisce tutti i lunedi alle ore 18:30 presso il circolo bocciofilo sito nella piazza antistante la Chiesa Santa Maria Mediatrice (quartiere Valle Pretara).

La Prevenzione che non ci fu.

COME HA FATTO A FUNZIONARE LA MACCHINA DI BERTOLASO SE NON SONO MAI STATI FATTI SERI CONTROLLI STRUTTURALI SUGLI EDIFICI, SE LA PROTEZIONE CIVILE NON FECE UNA SERIA MAPPATURA DELLE ZONE SISMICHE dopo 200 scosse in meno di 2 mesi, magari un verifica seria ai palazzi, come la Casa dello Studente, che segnalavano crepe.
Quindi i tecnici qualche cosa del funzionamento di un terremoto ancora non la capiscono. Perche´se si guarda su googlemap la distanza di Terni dall´epicentro, in linea d´aria e´la stessa di Goriano Sicoli, ed a Terni non c´e´neanche un danno o sembra solo un cornicione pericolante nonostante abbia palazzi di 15-20 piani. Dunque il terremoto non e´un colpo di maglio che poi espande uniformemente la sua potenza, ma e´proprio una ramificazione di energia che scorre su canali e va a scaricare come se tirasse un fulmine, verso una direzione, ed in questo caso verso Sulmona come era stato ipotizzato da Giuliani.

IL VERBALE. L’AQUILA. Era il 31 marzo scorso, un martedì. A L’Aquila si svolse una riunione della commissione grandi rischi. Da mesi la città era martoriata da scosse di media entità, la maggiore di magnitudo 4.0, registrata il 30 marzo.

I maggiori studiosi italiani di sismologia si incontrarono ed esclusero la possibilità che arrivasse una scossa come quella del 1703. Il gotha della scienza che studia i movimenti della terra e della sua struttura e che da mesi ripete che è impossibile prevedere si lanciò comunque in una previsione.
Per di più errata.
Il 6 aprile, il lunedì successivo, il terremoto che ha sventrato L’Aquila ha smentito tutti e ci si è accorti di come la sciagura del 2 febbraio di 300 anni prima era in realtà pronta a ripetersi.
Quella notte del 1703 dopo alcune scosse più lievi un tremendo terremoto distrusse l’intera città. 3 mila i morti. E nei giorni precedenti la sequenza di scosse era stata molto simile a quella ripetutasi ai giorni nostri.
Ma leggendo il verbale delle «massime autorità scientifiche del settore sismico» (così vengono definite nel documento) che dovevano fornire un quadro di quello che stava accadendo e di quello che sarebbe potuto accadere, si scopre che nessuno immaginava quello che stava per accadere.
«I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi», spiegò Enzo Boschi dell’Ingv e uno dei più aspri oppositori di Giampaolo Giuliani sul tema dei percursori sismici. «E’ improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta». Sulla stessa linea anche il professor Barberi che parlò di previsioni temporali sulle evoluzioni del sisma «estremamente difficili».
Più cauto il professor Eva che disse che «non è possibile affermare che non ci saranno terremoti».
«Si può fare riferimento», disse, «alla conoscenza storica, da cui emerge l’elevata sismicità del territorio».
Anche il professor Calvi, però, escluse l’arrivo di scosse «in grado di produrre danni alle strutture» perché si erano registrati forti picchi di accelerazioni ma «con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri».
Le statistiche alla mano dissero che si prevedeva un lento diminuire dello sciame sismico.
L’assessore alla protezione civile chiese poi se si dovesse dare credito a chi da settimane (si legga Giuliani ndr) diceva di essere in grado di fare previsioni.

Barberi spiegò che la misurazione del radon «è un problema molto vecchio, a lungo studiato che non ha portato soluzioni utili».
Il 6 aprile dopo il terremoto la commissione si riunì nuovamente. Sul verbale non c’è riferimento alle previsioni di «improbabilità» di Boschi ma si dice solo che si conferma «l’impossibilità di prevedere l’evento sismico in termini geografici, temporali e dimensionali».
Dopo la scossa si è registrato inoltre un battage informativo contro gli studi di Giampaolo Giuliani che pure avrebbero destato interesse negli Usa e alla Nasa anche se finora le sue teorie non hanno avuto l’imprimatur della scientificità.
Se è vero che è impossibile prevedere i terremoti (come le autorità non fanno che ripetere da settimane) è pur vero che la scienza (tutta quella presente all’Aquila il 31 marzo scorso) si è lasciata andare in una gaffe imperdonabile.
Dire che un evento è «improbabile» significa fare una previsione (ed anche smentirsi nello stesso tempo).
Cosa molto grave se i fatti raccontano il contrario con morti e sfollati.